santafamiglia2014domenica 28 dicembre 2014

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

"...Maria e Giuseppe portarono il bambino (Gesù) a Gerusalemme per presentarlo al Signore. (...) Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui" (Lc 2, 22. 33)

Come commento al Vangelo, attingo al caro don Marcello Mammarella:

eccoci alla prima domenica del Natale: celebriamo la Santa Famiglia di Nazareth. Portarono il bambino a Gerusalemme, per of­frirlo al Signore. Il figlio è dato ai genitori e subito è da loro offerto ad un sogno più grande, intrecciato da su­bito alla sorte di Dio e della città dell'uomo. Per dire che i figli non sono nostri, stanno ad una profondità abissale che non raggiungeremo mai, appartengono alla loro voca­zione. Devono realizzare non i nostri desideri, ma il desi­derio di Dio. Questa è la pri­ma santità della famiglia: san­tità è quando nella mia casa mi sento amato e sono capa­ce di amare, dimorando den­tro un amore più grande del­la mia casa, quello di Dio. Al­lora la vita fiorisce in tutta la sua misteriosa densità e bel­lezza. Nel tempio il bimbo passa dalle braccia di Maria a quel­le di Simeone, in un gesto ca­rico di fiducia. Simbolo gran­de, invito forte a prendere fra le proprie braccia, con fidu­cia, la misteriosa presenza di Dio, che si incarna, che abi­ta, che si offre nel volto, nei gesti, nello sguardo di ognu­no dei miei cari. Fra le mie braccia, come il santo Si­meone, io stringo, stringen­do te, la Divina Presenza. Io abbraccio, abbracciando te, le impronte delle dita di Dio su di te. Sfiorando con lo sguardo o la carezza, o ascol­tando ogni mio familiare, po­trò pregare con la gioia di Si­meone: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza». Potrò dire ad ognuno dei miei: tu sei salvezza che mi cammina a fianco. Simeone dice tre parole im­mense: egli è qui per la rovi­na e la risurrezione di molti, segno di contraddizione. Ro­vina, risurrezione, contrad­dizione. Tre parole che dan­no respiro alla vita. Vale per me oggi la sua pro­fezia: Sii per me rovina e ri­surrezione, Signore. Non la­sciarmi mai nell'indifferen­za, Cristo mia dolce rovina ( Turoldo) che rovini il mio mondo di maschere e bugie, che rovini la vita illusa.

Contraddicimi, Signore: con­traddici i miei pensieri con i tuoi pensieri, questa mia a­mata mediocrità, le sicurez­ze del Narciso che è in me, l'immagine falsa che ho di te. Sii mia risurrezione, quando sento che non ce la faccio, quando ho il vuoto dentro e il buio davanti; dopo il falli­mento facile, la fedeltà man­cata, l'umiliazione bruciante risorgi con le cose che ama­vo e credevo finite.

Anche a te una spada, Maria: non sei esente dal dolore. La fede non produce l'anestesia del vivere. Ma non lascia mai affondare nella banalità. E se la spada sarà contraddizione e sembrerà rovina, verrà co­munque, nel terzo giorno, la terza parola di Simeone: egli è risurrezione.

Che la Santa Famiglia di Nazaret, -Gesù, Maria e Giuseppe-, vegli su ogni famiglia e sulla sua vocazione. Particolarmente per quelle in fatica, in affanno, per quelle in cammino, per quelle che si sono perse lungo la strada.... Per tutte, per tutti il vangelo dell'amore, del perdono, della vita, del lavoro e della fedeltà.

Buona domenica della Santa Famiglia!

fGv
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